Avevo promesso agli amici su fb di parlarne, ieri sera, finita la visione su Canale 5.
Mi ero solo riservato di dormirci un po' su, per potere riflettere con calma e dare una mia interpretazione la più serena e oggettiva, per quanto possibile.
Ammetto: non ho mai nascosto il mio pregiudiziale e profondo scetticismo su questo film, uno scetticismo dovuto agli evidenti richiami felliniani della sceneggiatura (e io Fellini non sono mai riuscito a reggerlo), al solido substrato culturale sinistrorso in cui sono comunemente ritenuti immersi, e senza che nessuno abbia mai smentito alcunché (perché avrebbero dovuto, poi?), il regista Paolo Sorrentino, l'attore protagonista Toni Servillo, tutte le prime e seconde file, tutte però di altissima risonanza in Italia (da Sabrina Ferilli a Carlo Verdone, da Iaia Forte a Pamela Villoresi, da Isabella Ferrari a Galatea Ranzi e così via), che fanno quasi da sfondo alla non vicenda descritta nell'opera, un lungo percorso visivo in una Roma splendida e corrotta, avvolgente e un po' puttana, nei suoi paesaggi e nelle sue feste inutili, nei suoi monumenti e nei personaggi marci che la costellano, col solo Servillo praticamente quale mattatore unico, un autentico Virgilio dantesco che ci conduce mano per mano in questo vortice di colori, suoni ed emozioni (Inferno? Purgatorio? Paradiso?) ed attorno al quale gli altri appaiono semplici spalle, ma più o meno tutte sullo stesso piano...
